Ntinna a Mari: sembra solo un gioco

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La barca, il palo, il mare, il coraggio, le persone, la collaborazione, l’altruismo, la tradizione, la cultura, la condivisione.

Il primo partecipante che sfida la Ntinna è Macarena, ed è argentina. Lei di questo evento non sa nulla. Si avvicina alla spiaggia e il padre – oliverese DOC – le spiega di cosa si tratta. Non parla e basta, si immedesima. Simula i gesti, le mostra come mettere i piedi e come tuffarsi in acqua quando tutto è perso. Non le racconta di questa tradizione: la rivive.

Lei gli sorride. Da un lato è impaurita dall’altro molto attratta. Suo padre capisce e chiede di iscriverla.

Rosa si rammarica che il suo avversario abbia mancato la bandiera per un soffio. “Ma rosa, se l’avesse presa tu avresti perso”. “Lo so ma è stato molto bravo, che peccato”. Merce preziosa in un’epoca in cui ognuno tifa per se stesso, al massimo contro l’altro.

Davide si è sposato tre giorni fa, con Nurka. Scivola sul palo e finisce a gambe aperte. La moglie ha un sussulto e trattiene il fiato. Non è chiaro se sia sano egoismo o preoccupazione per il marito. Lui riemerge, la voce è più acuta, ma non troppo. Rassicura che è tutto ok. Sospiro di sollievo, specie la moglie. Il basso livello di nascite non sarà aggravato dal nostro gioco.

I fratelli “Sciabaca” sono presenti e puntuali sin dal mattino. Partecipano al montaggio del palo, alla ricerca degli ultimi sponsor, organizzare i gironi, reperire “u sivu”, stabilire i tempi, creare la chat, fare i giudici, cercare la canoa. In tutto questo partecipano – e bene – alla gara. Alla fine dicono che quelli grandi siamo noi. Valli a capire.

Stefano e Marco ci ricordano che per rendere fiduciosi i giovani c’è un solo modo: dargli fiducia. Si sono arrabbiati per l’assenza del loro logo sulla maglia di gara. Non temete, il vostro logo è al sicuro nel nostro cuore.

Giovanni chiede un ultimo tentativo dopo che la finale è stata vinta. Lo fa per se stesso, per dimostrare che lui non è meno bravo. Mette il corpo da centurione sul palo e va a prendere la bandiera della beffa. C’è orgoglio quando appena esce dall’acqua proclama che il prossimo anno non ce ne sarà per nessuno. E noi ci crediamo.

Emanuela era di passaggio. Stava alla larga dagli organizzatori, per non rischiare di essere coinvolta. Sarà stato il profumo del mare o la vista delle altre ragazze, ha voluto aggiungersi al plotone di donne alla conquista della bandiera. E’ andata in finale e si è già prenotata per il prossimo anno. Affare fatto.

Carmen non ha alcuna paura quando si lancia verso la bandiera. Per questa ragione noi ne abbiamo molta. Ci ricorda sua commare Valentina, assente per matrimonio. Il coraggio sarà un vizio contagioso. Lo scorso anno il padre le aveva spiegato una tecnica speciale per vincere. Lei non lo ha ascoltato ed è andata in finale.

La prima cosa che dicono I ragazzi di C.A.Mu.R.Ri.A è ci dispiace. Avrebbero voluto coinvolgere più persone, cercano di spiegare una cosa che è chiarissima: bisogna essere speciali per aprirsi con questa umiltà verso gli altri. E’ stato bello condividere con voi questa esperienza.

Nino, 68 anni è il primo iscritto all’evento e l’ultimo a lasciare la spiaggia. Lui fa credere a tutti che sia per il premio. La realtà è che si diverte da morire. Entra in acqua sorridendo ed esce ancora più contento. Sembra il custode di un mondo che non c’è più.

Naturalmente, c’è Alessandro, il vincitore, che cammina sul palo tenuto dritto dallo zio che non c’è più.

Certi eventi sembrano un gioco e invece ci spiegano come dovrebbe essere la vita.

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