In ricordo di Adolfo Parmaliana, un uomo che sorrideva alla vita

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Quando siamo entrati nella sala congressi del Gabbiano, pensavamo di assistere ad un dibattito sulla legalità e sull’importanza del senso civico.

Invece ci siamo ritrovati travolti da un personaggio che è nato uomo ed diventato un simbolo della Sicilia che vuole resistere.

Il prof. Parmaliana è andato giù da un cavalcavia della nostra sgangherata autostrada. Non aveva ragioni per farlo. Aveva una ottima professione, era stimato, la famiglia lo adorava. E’ andato giù non per viltà ma come atto di estremo coraggio. Voleva essere ascoltato e voleva essere creduto.

Nessuno muore se continua a vivere nelle ricordo dei vivi. A tenerlo in vita ieri c’erano 300 persone, commosse nel ricordo di questo uomo straordinario.

I relatori erano autorità di spessore nazionale: giornalisti, magistrati, avvocati. Ogni loro parola costruiva pezzo per pezzo un vero e proprio monumento. Più lo raccontavano più si capiva che Adolfo era un eroe in carne e ossa.

L’assurda vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista, sembra uscita fuori da un libro di Kafka. Non ci si può credere che un Uomo impegnato nella lotta per la trasparenza e la legalità, sia stato vittima del fuoco amico. Perfetta è stata la definizione dello scrittore Alfio Caruso:

Il Prof. Parmaliana, ha capito che per ottenere giustizia doveva gettare il proprio cadavere fra i piedi dei giudici”.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo descrive brillante ed entusiasta, che amava e sorrideva alla vita. Abbiamo visto le sue idee, i suoi progetti, le visioni sono ancora oggi segno di una mente che viaggia veloce alla ricerca di soluzioni e di speranze.

Quando ha parlato l’Avvocato Mariella Cicero le facce di chi ascoltava rimandavano tutti lo stesso messaggio: non è possibile sia vero. Abbiamo sentito nel dettaglio la vicenda giudiziaria e gli aspetti oscuri che l’hanno caratterizzata. Un intreccio di eventi e aneddoti che hanno mostrato come chi doveva difenderlo lo ha spinto giù da quel cavalcavia.

Lo ha capito il Sost. Proc. Gen. Felice Lima e ha chiesto scusa per questo.

E noi gente comune? Noi cosiddetti uomini per bene, siamo del tutto innocenti? La nostra indifferenza, la nostra indolenza, caratteristiche che appartengono a noi siciliani come il mare e come l’Etna, non c’entrano nulla con la fine di Adolfo?


Anche il movimento Cirano è stato chiamato ad intervenire. Il presidente Francesco Iarrera e il piccolo Marco Crisafulli hanno portato il proprio pensiero. Ci consideriamo onorati di aver potuto contribuire.

Ci complimentiamo con gli organizzatori.

In particolare, esprimiamo ammirazione per l’amica Cettina, che trova la forza, anno dopo anno, di portarsi sulle spalle l’eredità del Prof. Parmaliana. Le idee, anche le migliori, camminano sulle gambe delle persone e hanno bisogno delle loro braccia. La forza e la determinazione con cui testimonia la vita del marito è il miglior modo per superarne l’assenza.

Si dice che dietro un grande uomo debba esserci necessariamente una grande donna. L’amore e la determinazione con cui Cettina porta avanti la battaglia del marito ci dimostra quanto immenso sia il vuoto lasciato da Adolfo.

Noi del movimento Cirano vogliamo contribuire, fattivamente, a mantenere la memoria del professore.

Stiamo progettando due iniziative:

  1. Nelle prossime settimane inizierà un laboratorio di ed. Civica. Quattro incontri interattivi, a tema fisso, con cui coinvolgeremo i ragazzi dai 12 ai 17 anni, a confrontarsi su alcuni articoli della costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
  2. Avanzeremo ufficiale proposta al consiglio del comune di Oliveri di intitolare la piccola piazza antistante il campo sportivo ad Adolfo Parmaliana. Per intenderci è la piazza che il movimento Cirano oggi ha in custodia.
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